Mario Alimede è un artista non solo per quello che fa, per le opere che realizza – utilizzando lo sguardo poetico più vero – ma soprattutto perché a un certo punto della vita, ha deciso di esserlo. Questo ha significato per lui vivere la propria vita. Il fatto, si badi bene è eccezionale. Lo ricorda con parole sublimi Rilke ne I Quaderni di Malte: «…il desiderio raro di avere una propria vita. Santo Iddio, ecco tutto. Si arriva, si trova una vita pronta, non si fa che indossarla…».

Davanti alle sue opere recenti si avverte la consonanza tra strumento, tecnica, contenuto e bellezza. La giustezza dei tempi, l’essenzialità degli accenti, la secchezza delle emozioni, la restituzione di un senso del mistero dato per allusioni, danno a questi lavori ultimi, la forza della perfetta macchina narrativa. Segno di una maturità artistica perseguita, i suoi quadri manifestano quanto l’artista addensa dentro se stesso e può esprimerlo fino in fondo, misurandosi e coinvolgendoci profondamente. Interdisciplinarità, trasversalità, contaminazione, spaesamento, oscillazioni: ogni posizione estetica, che arbitrariamente prendiamo davanti alle opere recenti di Mario Alimede, ci colloca all’interno di una totale relatività. Sensazione concava e sensazione convessa, essere dentro uno spazio o guardarlo dal di fuori… entrambe le vie dell’antichissima forma duale di esperienza  possono essere percorse, per cercare un senso, per riconoscere ed ascoltare la Storia.

La dimensione narrante della poetica di Alimede è caratterizzata dalla forza espressiva del suo segno che continuamente si modifica, facendosi colore e forma, a volte parola. Stupisce nella storia dell’arte contemporanea e nell’attuale deriva dei valori, veder perseguire una ricerca di bellezza ed armonia ad ogni costo, nonostante traspaia nei suoi lavori la consapevolezza del limite, la partecipazione al dolore del mondo, la certezza della incapacità del tempo di assumere il ritmo della vita. Eppure nei suoi quadri, costruiti con sapiente senso ed uso dello spazio e del dettaglio, traspare sempre, infine, quella luce che illumina l’istante, che dà significato all’intero arco dell’esistenza, che dà voce, pur se a labbra serrate, al pensiero meditante, puro ed essenziale, dell’uomo di domani.

Da: Vivere la propria vita di Alessandra Santin