Alimede è, mi sembra, un pittore drammatico, un pittore che non trattiene l’emozione davanti alla durezza dell’esistere. Nello stesso tempo è anche un pittore riflessivo, un pittore che vuole entrare nel lavoro del quadro senza lasciarsi troppo sopraffare dall’acuzie dell’istintualità: perché sa che, in quest’ultimo modo si possono certo attingere dei vertici di immediatezza, ma si può anche, e bene spesso, cadere nell’insignificanza. Da ciò il suo originale equilibrio: tra raffinatezza cromatica e segno deciso, tra rudezza e apertura lirica. Crea, sulla tela, spazi nascosti e suggeriti più che aperti, ma sono gli spazi della vita che non si sa dove portino, che propongono incognite ad ogni assaggio. Sono spazi creati dal segno, che si serve del colore come sostegno necessario, come appoggio emotivo, quindi in funzione simbolica e non naturalistica. I suoi quadri sono percorsi psicologici, non traduzioni quanto si voglia soggettive di dati naturali. Ciò che diventa ancor più visibile nelle opere grafiche, nelle quali non per nulla Alimede cerca mezzi e soluzioni tecniche inconsuete, che possono meglio incarnare questa sua volontà di incrociare continuamente dato psicologico e dato riflessivo con risultati a mio giudizio molto convincenti.

Giancarlo Pauletto da Il Momento:
L’originale equilibrio di Mario Alimede