Le ricerche di Mario Alimede potrebbero, a una prima osservazione, indirizzarci verso ipotesi astratte azzardate, forse per quei rimandi o accostamenti di colore distribuiti a frammenti materici e nati sotto la poderosa spinta dell’inquietudine. Le accelerazioni dei vuoti e dei pieni, le convergenze improvvise di elementi e gli effetti dei retini laterali, accentuano sensibilmente le varie intuizioni le quali, però, finiscono per sfociare, dopo attenta valutazione, nella giusta direttrice.

Non si tratta di voler dare corpo a una negazione della realtà attraverso le linee e le masse colorate né si può considerare l’arte di Alimede una pura ricerca di forme astratte: la sostanza nell’espressione artistica diviene materia essenziale di coscienza e assume, gradatamente, la forma della “specie umana in origine” quale mezzo positivo per indicare l’inizio di un lungo e interessante discorso filosofico esistenziale. La ricerca di Mario Alimede è dunque orientata all’analisi della coscienza la quale è sconvolta a causa dei mutamenti delle contorsioni e delle violenze drammatiche contemporanee che condizionano il vivere quotidiano.

La presenza accennata della simbologia diviene elemento essenziale che, collocato in stretta relazione con le parti materiche, concorre a determinare l’insieme del contesto discorsivo. Con l’emergere delle stimolazioni emotive, il linguaggio è reso più incisivo dalla stessa spinta creativa ed è avvalorato da una dialettica intellettuale rigorosa la quale si presenta equilibrata, pacata e contenuta e a volte irrompe nel contesto, frenetica, impulsiva ed insofferente ma sempre e comunque con la chiarezza di quella discorsività suggerita dalla volontà e da una necessità di sviscerare tutti i lati della vicenda con l’armonia dei rapporti tra materia, forma e colore, rifiutando nel contempo, tutto ciò che costituisce approssimazione. Coinvolgendo nella visione dell’insieme le origini dell’uomo e la morfologia attiva della materia, l’esplorazione della coscienza diviene l’azione rigorosa di richiami e di risposte ideative fornendo, nello spazio della rappresentazione, l’indicazione progressiva dell’intenzionalità formativa del concetto nella consapevolezza di affrontare la problematica delle “ radici” . Resta da dire che nella costante e agguerrita dialettica di base si nota, prepotentemente, la tensione che Alimede pone in prima persona nei confronti dell’umanità al fine di introdurre un dialogo evolutivo e senza i condizionamenti derivati dalle abitudini.

Marco Lamperti